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Ieri ho visto “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” di Romeo Castellucci.

Sono arrivato a teatro (Petruzzelli – Bari) e fuori c’era un gruppo di persone che pregava. Pregavano per chiedere perdono per lo spettacolo. Pregavo senza aver visto lo spettacolo, solo per sentito dire. Perché hanno saputo che durante lo spettacolo il volto di cristo sarebbe stato lapidato. L’hanno già fatto in altre città, hanno detto (lo spettacolo gira da un paio d’anni). Queste persone che costantemente criticano senza basi ed esprimono il loro parere su cose che non conoscono e non vogliono nemmeno conoscere, mi annoiano molto (e sono elegante).

Sul concetto di volto nel figlio di Dio - Romeo Castellucci

Sul concetto di volto nel figlio di Dio – Romeo Castellucci

Dunque sono entrato e ho visto lo spettacolo. Nello spettacolo ho visto quel volto assediare gli spettatori e gli attori. Ho visto la rabbia. e Ho visto moltissima sacralità. Più di quanta ne avessi bisogno io stesso. In più i tempi scomposti dello spettacolo (lenta la prima parte, veloce e rumorosa e breve la seconda), conferiscono una grandissima forza a quel volto che sovrasta tutto. L’impotenza dell’uomo poi lo distrugge, i bambini lo prendono a sassate quasi fosse un bombardamento, ma sfido qualunque credente (chi non lo è, come me, non ha motivo per farlo) a non aver avuto mai un attimo di rabbia contro cristo (e dio).Credo che questo, in fin dei conti, sia uno degli spettacoli più sacri che io abbia mai visto. In più ho notato un’impotenza fisica che molto mi ha ricordato il film di Pippo DelBono, Amore Carne, ma anche il recentissimo L’invenzione della Madre di Marco Peano, nel quale è il corpo (in quel caso della madre, appunto) e lo stile si intrecciano, anche in questo caso il ritmo è dettato dai tempi del corpo, e quindi è in questo corpo che la morte trova lo spazio dello stile per esser narrata.

Luca Romano | @lucaromano_

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