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Un  po’ di aggiornamenti vari, visto che nel 2015 ho iniziato con un po’ di ritardo.

Il primo lavoro è stato pubblicato su uzak 16/17, che vi consiglio di leggere per intero. In ogni caso c’è l’intervista che feci a Houellebecq a Settembre in occasione della sua performance come attore all’interno di Near Death Experience. Il pezzo è a 4 mani con Matteo Marelli. Lo scrittore francese è tornato di moda, ma per me lo è evidentemente sempre stato. Nel pezzo c’è anche la descrizione di quello che sembrava essere un uomo timido e pacifico, a tratti anche distante. Qui potete leggerla.

Il secondo pezzo pubblicato rimane ancora legato in maniera sottile sulla questione di Charlie Hebdo, ma in termini completamente diversi. Mi sono chiesto cosa fossero le immagini, perché alcune vignette sono in grado di scatenare tanta rabbia, mentre altre rappresentazioni no. Il resoconto attraversa due libri pubblicati da poco: J-L. Nancy, Il corpo dell’arte, Mimesis e Nikolaj Gogol’ di Vladimir Nabokov pubblicato per adelphi. Il secondo pezzo lo trovate qui, sull’huffpost Italia.

Per il resto ci sentiamo / vediamo / parliamo su twitter.

Quando ho preso tra le mani il libro di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, ho avuto subito l’impressione che fosse un libro complesso e pieno di fuoriuscite d’ogni tipo. Il libro è estremamente composito, ci sono poesie, fumetti, aforismi, trascrizioni di interviste, trascrizioni teatrali, testi originali, foto, c’è di tutto. Il tutto però si compone in maniera decisamente e volutamente disarmonica, ci sono passaggi da uno stile all’altro che mantengono l’attenzione sempre alta e che lo rendono alla fine della lettura, un ottimo libro con il quale confrontarsi, non credo ci sia la possibilità di leggere e dopo procedere come prima, c’è da confrontarsi, un corpo a corpo.

Qui ne parlo sull’huffington post spiegando meglio alcuni punti di questa avventura che è Clamori al vento di rezza mastrella.

@lucaromano_

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Non vi faccio la classifica e non vi consiglio libri da comprare per natale. Non lo faccio perché fondamentalmente non mi interessa cosa regalerete a natale, né mi interessa classificare.

Qui di seguito c’è il mio blog sull’huffpost. Ho parlato per circa 8 mesi di libri e qualche volta di film. Scorrendo i post troverete più o meno una recensione per settimana.

Quello che mi interessa è salvare alcuni libri di cui ho scritto in questo 2014. Sono libri che secondo me (nel bene e nel male) hanno segnato quest’anno. L’ordine è casuale e spero che tra 8 milioni di anni alcune persone leggeranno ancora almeno uno di questi libri.

1) Roderick Duddle di Michele Mari.

2) La vita umana sul pianeta terra di Giuseppe Genna

3) Volevo tutto (la vita nuova) di Andrea Gentile

4) Divorati di David Cronenberg

5) La ferocia di Nicola Lagioia

6) Una storia di Gipi

Mi sono capitati tra le mani in questi giorni due libri con un cappello in copertina. A dire il vero del cappello l’ho scoperto dopo, ma comunque ho letto e scritto poi sull’Huffpost di questi due libri molto simili esteriormente e completamente diversi per stile e parole usate. È molto strano che alla fine per chiunque siano accomunati da un un’unica estetica due libri così diversi. Comunque sia ho letto e scritto di entrambi. Parlerò prima del libro di Andrea Gentile e poi di quello di Grossman, e ovviamente non dirò ciò che già scritto sull’huffpost. grossman gentileVolevo tutto, altrimenti sottotitolato e detto ‘La vita nuova’ è un libro che si spinge molto al di là di quello che racconta e cioè formalmente lo stile degli anni ’60, e lo fa in un misto di sogno, realtà e allucinazione che Andrea Gentile riesce a rendere in scrittura perfettamente. Il pezzo sull’huffpost lo trovate cliccando qui. Il libro di Grossman invece è un libro che racconta la storia di un comico, Dova’le, e della sua vita. La capacità di Gorssman di scandire il ritmo in una trascrizione di uno spettacolo teatrale, è praticamente perfetta. Forse qui Grossman raggiunge uno dei suoi apici, credo sia uno dei testi migliori, sia per scrittura (traduzione, quindi) sia per costruzione del romanzo. Ne parlo meglio sempre sull’huffpost e lo potete leggere cliccando qui.

Tra qualche giorno ci saranno i Dialoghi di Trani e ho ripreso in mano i testi di Michela Murgia (ma anche di Baumann e di altri ospiti, non di tutti, purtroppo e ovviamente) e siccome parlare di un libro a distanza di molto tempo dalla pubblicazione non è una scelta molto social, volevo dire a tutti quelli che leggono questi post che Accabadora, ripensato alla luce di quello che non avevo letto: Il mondo deve sapere, e alla luce di quello che sto leggendo in questi giorni: Ave Mary, ha tutto un altro senso.

Se avete letto Michela Murgia riprendete i suoi libri tra le mani e leggete quello che non avete letto, perché mostra un’attenzione per l’essenziale che di rado si trova in scrittori italiani. In più c’è un filo sottilissimo costituito da un nome: Maria, che lega tutto allo spazio che c’è tra la terra e il cielo. Non c’è molto da credere in Dio o da non crederci, c’è da leggere in quello spazio la collocazione di quello che siamo, molto al di sopra di noi stessi e infinitamente al di sotto. Tutti i testi, insieme, si stendono su un piano totalmente verticale, abbandonando quasi sempre la narrazione (che è decisamente orizzontale). Difficile racchiudere tutta l’analisi dell’opera in queste poche righe, ma lo farò poco per volta, magari con vari post o parlando di uno dei testi in particolare.

Ci saranno ulteriori aggiornamenti durante e dopo i dialoghi, intanto iniziate, se non l’avete a procurarvi qualcosa di suo, perché ne parlerò con testi alla mano, per quanto possibile in internet.

 

Luca Romano | @lucaromano_

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