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Non vi faccio la classifica e non vi consiglio libri da comprare per natale. Non lo faccio perché fondamentalmente non mi interessa cosa regalerete a natale, né mi interessa classificare.

Qui di seguito c’è il mio blog sull’huffpost. Ho parlato per circa 8 mesi di libri e qualche volta di film. Scorrendo i post troverete più o meno una recensione per settimana.

Quello che mi interessa è salvare alcuni libri di cui ho scritto in questo 2014. Sono libri che secondo me (nel bene e nel male) hanno segnato quest’anno. L’ordine è casuale e spero che tra 8 milioni di anni alcune persone leggeranno ancora almeno uno di questi libri.

1) Roderick Duddle di Michele Mari.

2) La vita umana sul pianeta terra di Giuseppe Genna

3) Volevo tutto (la vita nuova) di Andrea Gentile

4) Divorati di David Cronenberg

5) La ferocia di Nicola Lagioia

6) Una storia di Gipi

Non so quanto senso possa avere rispondere qui ad un post che “con buona approssimazione, sarà letto da circa diecimila persone”, tuttavia il discorso fatto da Sofri [che potete leggere qui]è molto molto parziale e si fonda più che sulle statistiche (Statistiche lette per avere quelle risposte) sui più radicati luoghi comuni sulla lettura. Ci sono dei punti sui quali l’analisi è totalmente falsata. In più mostra delle falle logiche interne notevoli.

1. Considerare il libro come uno oggetto. Se di oggetto si parla, infatti, anche la macchina da scrivere ha avuto il suo tempo e quanto hanno detto che eliminando la fatica di premere i tasti scrivere un libro non sarebbe stato uguale (o addirittura il piacere di scrivere a mano). Allo stesso modo leggere un libro su carta non è detto che sia un’attività eterna. Bellissima è bellissima, ma può subire lo stesso andamento dei vinili. Tutti ascoltano la musica su Spotify [o youtube o in altri milioni di modi], molti continuano a comprare i vinili.
Il libro non è un oggetto, è, ormai, il suo contenuto. I social di cui parla Sofri come “alternative” alla lettura di un libro sono fondati sulla lettura di un articolo come il suo, su Twitter vengono postati quasi solo link di articoli, video di informazioni, di notizie (e ovviamente anche satira, comicità o altro). Questo tipo di lettura (che potremmo in un certo senso chiamare saggistica) permane e anzi è decisamente maggiore rispetto al passato. In più ogni articolo è sempre e permanentemente falsificabile dai lettori, cosa che in passato non avveniva.

In più, ad esempio, Scribd ha 50 milioni di utenti registrati, ha lanciato gli abbonamenti sul modello Spotify e probabilmente coprirà il mercato della lettura online. Sul fatto che in Italia, poi, ci siano pochi lettori è una questione che non ha niente a che vedere con il mezzo libro (in crisi in tutto il mondo), ma piuttosto con il fatto che la “cultura contemporanea” si misura con altro e che quest’altro spesso non rientra in quelle statistiche.

2. Affermare che “il libro non è più l’elemento centrale della costruzione della cultura contemporanea” va benissimo, ma stiamo parlando dell’oggetto da libreria, o del contenuto?

In più possiamo dire che le classifiche di vendite italiane hanno visto in classifica insieme Pasolini, Moravia, Elsa Morante ecc ecc, ma questo non vuol dire che si leggesse di più, il tasso di alfabetizzazione è sicuramente maggiore oggi rispetto agli anni ’60 e la gente che legge attraverso internet è maggiore rispetto a quella che leggeva solo sui libri prima degli anni ’90, quindi si potrebbe quasi dire che la lettura è ancora oggi, più del passato, “l’elemento centrale della costruzione della cultura contemporanea”.
In fine non mi sembra che il messaggio narrato nella epoca gloriosa in cui “il libro era al centro della cultura contemporanea” ad esempio da Pasolini (ma anche molti altri), sia stato recepito. Al contrario tutto, sempre con estremo rispetto, veniva ignorato. Pasolini è stato anche massacrato dopo la sua morte. Moravia è stato praticamente dimenticato, Ungaretti ha avuto la stessa sorte. L’unico che ad oggi è ancora citato moltissimo è Calvino (tanto per rimanere sulla brevità e arrivare alla lettura lunga).

3. La specie umana sta diventando inadatta alla lettura lunga. Questo passaggio, in particolare, è falsato innanzitutto dal concetto stesso di lettura lunga. Un romanzo da 400 pagine è lettura lunga? In questo caso Il signore degli anelli è falsificante, è una trilogia (i singoli volumi sono anche abbastanza lunghi). Un saggio? Ci sono saggi best sellers di oltre 500 pagine (vedi The China Studies). Quindi ovviamente possiamo parlare solo di una tendenza, di conseguenza il tono apocalittico definitivo per il quale “la specie umana” stia diventando qualcosa non è spiegabile. Buone letture lunghe sono ancora possibili.

Ma al di là di questo l’affermazione è falsificabile all’interno dello stesso post, infatti Sofri afferma sui testi brevi: “Che non sono necessariamente più superficiali, anzi spesso sono molto più densi e ricchi di certi saggi di 300 pagine allungati intorno a una sola idea (vediamo anche di dire che il libro ha spesso costretto, “per scrivere un libro”, a stirare in lunghezze ridondanti buone riflessioni da cinquanta pagine, se non dieci)”. Quindi di che parliamo?

Qual è, quindi, il cambiamento antropologico? Forse solo che non siamo più nell’800 e un determinato tipo di scrittura non riesce a trovare più il suo spazio? Ma la lunghezza o la brevità di per sé non sono valori, siamo ancora alla differenza tra oggetto libro e contenuto.

In fine il pezzo di Sofri si conclude con una contraddizione rispetto alla premessa, infatti lui stesso dice di non voler pubblicare più libri perché è pigro (forse la specie umana sta diventando inadatta alla scrittura lunga? E su questo sono d’accordo) e che comunque i suoi articoli vengono letti quanto i suoi libri, quindi alla fine che senso ha scrivere un libro se può scrivere un articolo che ha meno costi di produzione e la stessa diffusione? È proprio questo il tema, in effetti, perché Sofri compie la stessa operazione, solo che vederla in versione cartacea dovrebbe essere “più autorevole” o “più prestigioso”? Il libro ha solamente cambiato forma e modalità, ma credo che questo non sia un dramma, è semplicemente un cambiamento, e che ci piaccia o no, è già in atto e per qualcuno potrebbe anche essere positivo.

Affermare che ci sono due fattori di cambiamento: “Il primo è che la Rete ha accelerato la nostra disabitudine alla lettura lunga, alla concentrazione su una lettura e un’occupazione sola, al regalare un tempo quieto a occupazioni come queste.”
E in secondo luogo “che gli spazi e i tempi un tempo dedicati alla lettura di libri stanno venendo occupati in gran parte da altro, e subiscono la competizione di videogiochi, social network, video online, e mille altre opportunità a portata di mano sempre e ovunque”, non ha più molto senso, è una critica già falsificata, basta vedere il blog di Grillo (o Micromega per esempio, ma anche alfabeta2 o Il domenicale o le maggiori testate giornalistiche), uno dei più seguiti in Italia, ha moltissimi lettori (al di là del fatto che il contenuto ci piaccia o meno e molto spesso a me non piace molto l’approccio di Grillo, ma è un altro argomento) che si informano, che leggono che si documentano, sono forse persone distratte? Stupide? Sarebbe stato meglio se Grillo (o Micromega ecc ecc) avesse pubblicato tutto in un libro di 800 pagine e le persone l’avessero letto su una poltrona sotto una libreria con la lampada in una giornata di pioggia? Tanto poi comunque anche 800 pagine le leggi un po’ al giorno, proprio come un blog, come i racconti su Scribd, come gli articoli su Minima&moralia, proprio come Il post o Repubblica o il Corriere o Micromega.

L’informazione (e la saggistica) hanno cambiato forma e non è detto che sia un male, al contrario dovrebbe essere uno stimolo, per chi scrivere, a scrivere articoli più strutturati per raggiungere, magari, gli stessi utenti che potrebbe raggiungere un libro.

@lucaromano_

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