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Il cacciatore di aquiloni - Khaled Hosseini - Piemme - 17,50€

“Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un uro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa . Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.
Nell’estate del 2001 mi telefonò dal Packistan il mio amico Rahim Khan. Mi chiese di andarlo a trovare. In piedi in cucina, il ricevitore incollato all’orecchio, sapevo che in linea non c’era solo Rahim Khan. C’era anche il mio passato di peccati non espiati.”
Sullo sfondo dell’america e dell’Afganistan tra gli anni ottanta e il duemilauno, Amir, ragazzo di etnia Pashtun, narra la sua vita intrecciata a quella dell’amico Hassan, di etnia Hazara. Il tutto ha inizio con il gioco degli aquiloni, a dodici anni Amir riesce a far cadere il penultimo aquilone. Avrebbe vinto se solo Hassan, il più bravo cacciatore di aquiloni di Kabul, avesse recuperato il l’aquilone caduto. Hassan recupererà l’aquilone, ma il prezzo pagato dal ragazzo Hazara, davanti agli occhi dell’amico Assan, sarà fonte di rimorsi e difficoltà che attraverseranno tutto il libro.
Hosseini attraverso una narrazione pulita e curata, avvolge il lettore in una vita difficile e particolarmente significativa. Amir è legato alla storia del suo paese in maniera insolubile e la storia della sua terra avvolge e spiega ogni azione e comportamento. Hosseini ha la capacità di immergere il lettore in un racconto che ha come unica pecca la capacità di esser letto troppo in fretta.

 

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