Dopo esser stato tra quelle coperte con te, sono qui su questa scrivania. Le luci entrano dalla finestra fioche e si alternano con quelle delle macchine che passano.
Nel solco dei tuoi riflessi, riconosco gli attimi più intensi della mia vita. È così. Lei dorme, non sente alcun pensiero, alcuna voce. Lei dorme poco e male, dopo ogni notte di sesso. Lei non può restare molto. Ricordo, ad oggi, quasi tutte le volte in cui sono andato a prenderla. È sempre così bella e dolce. È così chiara e luminosa, che quasi non mi viene voglia di spiare nei pertugi sottili dei suoi vestiti, per intravedere sottili strati di pelle chiara e nascosta. È sempre stata, ed è, di una bellezza devastante. Attinge i suoi colori dal sole e dona la sua luce alla luna. Lei, quando c’è, illumina. Tutte le volte che abbiamo fatto l’amore, lei mi chiede cosa voglio sentirmi dire, cosa mi soddisfa. Il suo fare preciso e risoluto è ancora più eccitante di quanto io possa immaginare. Prima di lei, non riuscivo nemmeno ad ipotizzare di poter vivere per una persona in quel modo, e dopo la sua venuta, non riesco ad immaginare in alcun modo di fare a meno di lei nella mia vita.
Ed ogni volta è come stendersi sull’erba fresca, lasciandosi accarezzare dal vento e dalla leggerezza dell’eternità. Il suo corpo bianco è più vicino al latte che al rosa delle mie mani carnose. Toccarlo è la cosa più prossima alla distruzione di una scultura, non toccarla è impossibile. E chissà quante mani, in passato, hanno toccato questo corpo. Forse anche in futuro lo accarezzeranno, mi sanguina il cuore al sol pensiero.
Sentire il suo respiro lontano, è un’idea che potrebbe far disperare tutti gli uomini del mondo, tutti insieme. La distanza dal suo corpo è carestie e guerre, morti e inferni, tutto insieme.
Io, ora, mi trovo qui, su questa scrivania a scrivere. Scrivo parole che non potranno mai più ridarmi tutte le sensazioni che ho provato e che proverò, ma il futuro non so cosa mi riserva. Io non conosco le sue parole, né quelle che ha detto nella sua vita, né quelle che dirà. Ascolto poco quelle che dice, perché lei non parla molto, lei guarda ed è concisa. È attenta.
Ora è sul letto, dietro di me. Dorme ancora un po’. Stanotte è stata con me e si tratterrà sino alle 7 circa. Poi la accompagnerò. E ogni volta che torniamo in macchina e la riaccompagno, mi si frantumano gli organi e mi esplodono gli occhi, non vorrei mai separarmene.
Lo so che è solo per me, so di pensare solo al mio piacere, so che tutto questo non ha senso, io non posso cambiare la sua vita, non posso costringerla a fare ciò che desidero.
E poi non ci conosciamo da troppo tempo, non so nemmeno se lei vorrebbe ascoltare i miei consigli.
Ma i suoi capelli biondi stesi sul cuscino come fossero ornamenti di tessuti pregiati, come fossero arazzi, trama e ordito dei miei sogni. I suoi capelli galleggiano leggeri nella brezza della mattina.
Se c’è qualcosa oltre la mia volontà, che la trattenga qui per sempre, anche sdraiata sulle lenzuola bianche, che io possa sfiorarla o soltanto respirare il profumo della sua pelle, che io possa dipingere i contorni del suo corpo nei miei pensieri sino a non poter pensare mai più altro.
Io so che tutti hanno un’idea di lei che non corrisponde alla realtà, so che voi tutti non volete sia così perfetta, perché vi è più comodo pensarla sporca e lontana dalla nostra tranquilla realtà.
Ma lei è. Lei è in assoluto l’unica idea di perfezione che io abbia mai concepito. Non svegliarti per andare via, svegliati per restare. Svegliati per girare il tuo corpo e scoprire i tuoi seni bianchi, i tuoi fianchi morbidi e il tuo pube dolce. Svegliati per farti desiderare ancora, nella passione che ti hanno donato insieme al corpo, per la gioia che ti hanno donato insieme alla tristezza che vuoi nascondere.
Svegliati, ma non andare, non farti accompagnare via da qui. Facciamo finta che tutti i pochi soldi che abbiamo ci possano bastare per l’eternità, per farci dimenticare il nostro tempo, che non ritornerà mai più, venduto per produrre cose inutili, non andare via di qui, dolce essere immensamente umano.
Ed è in questo silenzio invece che ti sei svegliata e vestita. Ti ho accompagnata dove lavori. Ti ho dato i 250 euro per questa notte e me ne sono andato. Sono tornato a casa e ho pianto.
Un uomo di mezza età che piange per te. Per il tuo nome, che può essere anche finto e reale. Per i tuoi sogni, che possono essere anche veri. Per il mio amore, che è tutto quello che c’è tra noi.

Luca Romano

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