Tra qualche giorno ci saranno i Dialoghi di Trani e ho ripreso in mano i testi di Michela Murgia (ma anche di Baumann e di altri ospiti, non di tutti, purtroppo e ovviamente) e siccome parlare di un libro a distanza di molto tempo dalla pubblicazione non è una scelta molto social, volevo dire a tutti quelli che leggono questi post che Accabadora, ripensato alla luce di quello che non avevo letto: Il mondo deve sapere, e alla luce di quello che sto leggendo in questi giorni: Ave Mary, ha tutto un altro senso.

Se avete letto Michela Murgia riprendete i suoi libri tra le mani e leggete quello che non avete letto, perché mostra un’attenzione per l’essenziale che di rado si trova in scrittori italiani. In più c’è un filo sottilissimo costituito da un nome: Maria, che lega tutto allo spazio che c’è tra la terra e il cielo. Non c’è molto da credere in Dio o da non crederci, c’è da leggere in quello spazio la collocazione di quello che siamo, molto al di sopra di noi stessi e infinitamente al di sotto. Tutti i testi, insieme, si stendono su un piano totalmente verticale, abbandonando quasi sempre la narrazione (che è decisamente orizzontale). Difficile racchiudere tutta l’analisi dell’opera in queste poche righe, ma lo farò poco per volta, magari con vari post o parlando di uno dei testi in particolare.

Ci saranno ulteriori aggiornamenti durante e dopo i dialoghi, intanto iniziate, se non l’avete a procurarvi qualcosa di suo, perché ne parlerò con testi alla mano, per quanto possibile in internet.

 

Luca Romano | @lucaromano_

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