Come quando avevamo messo tutto quello che avevamo nelle tasche dei nostri pantaloni strappati per andare in qualche campagna sperduta e diventare ricchi al centro del niente assoluto, ma avevamo solo una birra calda e un paio di preservativi. Ma nonostante tutto si riusciva a vedere il vento muovere gli alberi e il mare, e quasi quasi avevamo voglia di vedere i lampioni accesi che ci nascondono la luna e tutte le altre luci che cadono dai palazzi e li illuminano a giorno, come se fossero vetrine in piena notte, come se quei clandestini che girano di notte negli autobus stessero veramente partendo per delle vacanze da qualche parte, con i figli e gli abbonamenti settimanali per avere il 3g in tutto il mondo. E con questo, signora, può chiamare sua figlia anche mentre è.

Anche mentre andiamo a cercare di scopare senza procreare un bel cazzo di niente, anche mentre ci fanno parlare solo e sempre di sesso così da esserne sempre pieni e saturi, pieni e saturi, come se tutto quello che volevamo fare da grandi era rimpiangere d’esser diventati grandi. Avremo futuri migliori da qualche parte, sicuramente ci saranno, ma con una birra calda e due preservativi ancora chiusi non riusciamo a trovarli. Mi dici che avremmo dovuto portare il vino e anche un libro di poesie, e mi sarebbe piaciuto tanto rimanere a letto stesi a leggere poesie di poeti che hanno amato dando tutto, dando la vita loro e di tutto il resto del mondo, poeti che non si sono sicuramente mai detti che se non riuscivano a star bene con se stessi non sarebbero mai riusciti a star bene con gli altri. E intanto su facebook scorrono i post di giornali, di politica, di campagna elettorali, di rivoluzioni 2.0 totalmente parziali e forse se siamo fortunati riusciamo anche a baciarci dopo aver letto tutte le notifiche. E per fortuna c’è qualcuno che racconta la sua vita dagli ospedali, con gli occhi dei bambini che ridono e piangono insieme perché non hanno ancora capito se sono felici o se sono tristi, ma sono e cercano di essere e questo forse basta. E ti si è scaricata la batteria e allora forse è il momento di tornare a casa, di tornare in gabbia, di dimenticarci di fare l’amore su questo prato, di dimenticarsi per sempre d’esser vivi. Forse dovremmo bere questa birra prima che evapori completamente e di usare i due preservativi, di renderci felici in qualche modo, tanto tutti i modi sono temporanei e a me il tempo in cui ti guardo negli occhi mentre vieni piace come se fossi il papa di qualche meravigliosa religione che non è ancora stata inventata, come se fossi sempre stato l’unico a guardare il tuo corpo, come se fosse un dono che io non riesco ad accettare, come se non riuscissi mai a capire se sono felice o se sono triste. E allora mi viene da piangere, per quale motivo poi te lo dico. Poi ci pensiamo a cosa farne di questi corpi che nudi ancora spaventano come se fossero fantasmi. Come se fossimo fantasmi.

 

Luca |  @lucaromano_

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