Quando mi hai detto che non c’era più bisogno di me qui, più o meno, era lo stesso giorno in cui poi io sono diventato polvere, e la polvere è, in realtà, da ogni parte, e allora la mia polvere, o la polvere di me, è molto più presente e anche se non c’è bisogno di me, cioè della polvere, io sono da tutte le parti, costantemente e senza mai nemmeno un secondo di sosta. Più o meno una forma di onnipresenza, e allora quando tu hai detto che non c’era più bisogno di me, allora forse c’era molto bisogno di me. E allora a cosa servo se sono diventato polvere? Forse per consumare tutto, per stendere un velo sugli oggetti che userai, ma se mi stendo sugli oggetti, poi li userai meno, allora forse io non dovrei mai diventare polvere se tu ritieni che non ci sia bisogno di me, ma io sono fatto quasi totalmente di polvere e allora forse non dovrei stendermi ma magari posarmi tutto in un punto, anche se poi con una folata di vento, poi, io potrei arrivare anche sulle tue labbra e sui tuoi occhi e allora poi tu andrai in bagno per lavarti la faccia e allora ti libererai definitivamente di me, facendomi finire nei tubi di scolo del lavandino. Allora che senso avrebbe essere polvere se non quello di non esser utile a nessuno, perché alla fine la polvere non è utile a nessuno, allora forse avevi ragione quando, il giorno in cui sono diventato polvere, mi hai detto che non c’era più alcun bisogno di me. Me ne sarei dovuto accorgere molto prima, ma se me ne fossi accorto prima forse non sarei diventato polvere proprio quel giorno, ma magari un altro giorno e allora forse tu avresti avuto bisogno di me ancora un po’, ma non è andata così, e non so perché, ma di fatto, lo so che finirò in un lavandino, tu ti liberai di me con un po’ d’acqua in faccia. E io capirà il senso di quel “non c’è più bisogno di te qui”.

Luca Romano | @lucaromano_

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