Come quando ti ho chiesto, ma perché sei così trasparente? E tu non trovavi più la bocca per rispondermi. L’avevi dimenticata in qualche casa o su qualche tazzina di un caffè disgustoso. Avevi anche gli occhi trasparenti, mi sembrava di riuscire a vederci attraverso, ma era sicuramente un’illusione, dietro di te non c’era altro che un materasso con le lenzuola sfatte, una collana di cuscini e dita d’argento. Ma perché sei così trasparente, ma almeno mi senti, ti ho chiesto, almeno riesci ad ascoltarmi? Ma scusa ma perché non rispondi mai? Perché non mi dici mai niente? E forse nessuno le ha mai inventate le parole adatte per farci comunicare, forse io e te abbiamo avuto solo le mani per farlo, solo gli occhi. Però se solo riuscissi a parlarmi come parli con tutti gli altri, anche nella stessa lingua che usi con gli altri, anche se io fossi gli altri non sarei più solo, forse. E forse tu non dovresti essere trasparente, come quella sera che mi avresti voluto dire che vorresti essere un filo per essere l’orizzonte, per essere in giro per il mondo, lontano dagli uomini, dagli animali e dal questa fottuta morte che ci sovrasta come un soffitto. Ma intanto io mi sento esattamente come se fossi lontanissimo ma non riesco a capire da cosa visto che vorrei avvicinarmi. Tutta questa letteratura non ci sta salvando affatto, tutti questi capelli che ho sui vestiti non ci stanno salvando affatto, tutte le volte in cui ci mangiamo non ci stanno salvando affatto, tutta questa compagnia non ci sta salvando affatto, tutte queste campagne elettorali permanenti, tutti questi vestiti sgualciti, tutte le volte in cui vorrei essere abbracciato fortissimo sino a soffocare davanti a tutti non ci stanno salvando affatto, tutte le volte in cui vorrei che mi strappassi le labbra non mi stanno salvando affatto, tutte le volte in cui dovremmo essere nudi e invece siamo vestiti e girati non ci stanno salvando affatto, tutto il ghiaccio che ti porti addosso non ci sta salvando affatto, tutti questi lavori irregolari, tutte queste case di distanza, tutte le biciclette rubate e quelle rotte e le mie scarpe sfondate dai passi, tutte le volte in cui hai bisogno di aria, di tutta l’aria del mondo che poi alla fine io mi ritrovo a respirare il fumo passivo delle sigarette lasciate rotolare per terra, il fumo passivo delle industri che fabbricano nuvole e tramonti arancioni e polveri sottilissime, più sottili delle tue ciglia che mi volano sulle labbra, più sottili delle tue mani che si infilano sempre meno nella mia maglietta, delle volte in cui ci siamo salvati dalla morte per un soffio infilandoci nudi sopra le coperte per il caldo, per il sole e per tutte le volte in cui devi stendere e ti serve una mano per non volare via per il vento, per i deserti e per i ventilatori che punti contro le mie parole per distruggerle in mille pezzi, anche se poi finiscono per terra e ti toccherà pulire tutti i miei discorsi che non vuoi sentire, ti toccherà infilarli nei cestini della differenziata, e buttarli nell’organico come i pesci morti e tutti gli altri animali di cui non ce ne frega un cazzo.

Come quando ti ho chiesto, ma perché sei così trasparente? E tu non trovavi più la bocca per rispondermi. L’avevi dimenticata in qualche casa o su qualche tazzina di un caffè disgustoso. Avevi anche gli occhi trasparenti, mi sembrava di riuscire a vederci attraverso, ma era sicuramente un’illusione, dietro di te non c’era altro che un materasso con le lenzuola sfatte, una collana di cuscini e dita d’argento. Ma perché sei così trasparente, ma almeno mi senti, ti ho chiesto, almeno riesci ad ascoltarmi? Ma scusa ma perché non rispondi mai? Perché non mi dici mai niente? E forse nessuno le ha mai inventate le parole adatte per farci comunicare, forse io e te abbiamo avuto solo le mani per farlo, solo gli occhi. Però se solo riuscissi a parlarmi come parli con tutti gli altri, anche nella stessa lingua che usi con gli altri, anche se io fossi gli altri non sarei più solo, forse. E forse tu non dovresti essere trasparente, come quella sera che mi avresti voluto dire che vorresti essere un filo per essere l’orizzonte, per essere in giro per il mondo, lontano dagli uomini, dagli animali e dal questa fottuta morte che ci sovrasta come un soffitto. Ma intanto io mi sento esattamente come se fossi lontanissimo ma non riesco a capire da cosa visto che vorrei avvicinarmi. Tutta questa letteratura non ci sta salvando affatto, tutti questi capelli che ho sui vestiti non ci stanno salvando affatto, tutte le volte in cui ci mangiamo non ci stanno salvando affatto, tutta questa compagnia non ci sta salvando affatto, tutte queste campagne elettorali permanenti, tutti questi vestiti sgualciti, tutte le volte in cui vorrei essere abbracciato fortissimo sino a soffocare davanti a tutti non ci stanno salvando affatto, tutte le volte in cui vorrei che mi strappassi le labbra non mi stanno salvando affatto, tutte le volte in cui dovremmo essere nudi e invece siamo vestiti e girati non ci stanno salvando affatto, tutto il ghiaccio che ti porti addosso non ci sta salvando affatto, tutti questi lavori irregolari, tutte queste case di distanza, tutte le biciclette rubate e quelle rotte e le mie scarpe sfondate dai passi, tutte le volte in cui hai bisogno di aria, di tutta l’aria del mondo che poi alla fine io mi ritrovo a respirare il fumo passivo delle sigarette lasciate rotolare per terra, il fumo passivo delle industri che fabbricano nuvole e tramonti arancioni e polveri sottilissime, più sottili delle tue ciglia che mi volano sulle labbra, più sottili delle tue mani che si infilano sempre meno nella mia maglietta, delle volte in cui ci siamo salvati dalla morte per un soffio infilandoci nudi sopra le coperte per il caldo, per il sole e per tutte le volte in cui devi stendere e ti serve una mano per non volare via per il vento, per i deserti e per i ventilatori che punti contro le mie parole per distruggerle in mille pezzi, anche se poi finiscono per terra e ti toccherà pulire tutti i miei discorsi che non vuoi sentire, ti toccherà infilarli nei cestini della differenziata, e buttarli nell’organico come i pesci morti e tutti gli altri animali di cui non ce ne frega un cazzo.

 

Luca Romano | @lucaromano_

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