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Era una cosa che sembrava mare, una cosa tipo un deserto, in realtà. Era qualcosa di molto simile all’assenza totale di tutto, ma in realtà eravamo solo noi che ci stavamo distruggendo con il ritmo lento delle onde, tutte uguali, che consumano le montagne, i massi, gli scogli, le pietre, i ciottoli, la sabbia e in fine anche i nostri ricordi. Non ci sarebbe restato altro da fare che pregare, avere fede, una fede consumata come la sabbia, come i ciottoli, come gli scogli, una fede nel futuro che non potremmo definire in altro modo se non con una costate erosione di tutto quello che troveremo davanti a noi, ai nostri occhi, alle nostre mani fatte di onde.
Tutto ciò che ci rimane è la fede nel nulla. Una fede che non sappiamo nemmeno di cosa è fatta e in che cosa, una fede costante. Alla fine mi guarderai? Arriveremo alla fine? Credi che ci sarà una fine? O ad un certo punto le onde cadranno, cadranno i ciottoli, gli scogli, la sabbia e tutti i nostri futuri. Alla fine cosa ci rimane da urlare se non sappiamo più niente? Urleremo il silenzio guardandoci il più vicino possibile, come in una preghiera costante reciproca, un armistizio nel quale ci chiediamo di non ucciderci, di toccarci il più possibile e di farci ridere ogni tanto. Un armistizio che ci consumerà. Una pace perpetua fatta di onde e di erosione. Come le tue mani sulla mia schiena, sperando rimangano lì sino a consumarla, sino a renderla polvere, sino a quando il mio corpo esisterà. Sino a tutti i mai possibili, tutti i sempre. Sino a tutte le erosioni che ci son state concesse dalla nostra fede in un nulla migliore di questo.

 

Luca Romano | @lucaromano_

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