Mi dici che se quella che tutti chiamano libertà non è altro che una scusa per poter fare quel cazzo che vogliono fottendosene degli altri, allora tu sei felice di essere schiava, di esser dipendente, di attendere una parola o uno sguardo delle persone che ritieni importanti. Dici che ti è saltato lo smalto dalle dita perché stai cercando di grattare via dai muri tutti i ricordi che avrai in futuro, di tutte le cose che farai insieme a persone che intanto vogliono vivere solo la loro vita e invece tu pensavi che volessero condividerla con la tua. E intanto io continuo ad ascoltare una musica adatta ai miei pensieri. La ascolto con le cuffie e intanto vedo le tue labbra parlare della libertà. Ognuno fa quello che cazzo vuole, pare sia questo il messaggio più evidente del capitalismo, dici, e lo capisco dal labiale. Poi dici altre cose che non capisco. Bevi un sorso di caffè e rimani un attimo ferma come se ti fossi sparata e il sangue avesse imbrattato tutte le pareti e avesse sporcato i tuoi occhi. Ma forse ti sei sparata proprio negli occhi che ora sono dei buchi nei quali io non riesco più a vederci niente. Intanto alzo il volume perché le tue parole mi fanno troppo male e preferisco sentire il basso. Cosa ci resta da fare se non metterci un paio di cuffie e ridurci a monadi di ritmo? Piccole implosioni di musica che si agitano al ritmo di una batteria che non ci faccia più pensare a quanto di merda ci riduciamo ogni volta che vogliamo sentirci liberi e invece ci troviamo completamente soli. Dici che è tutta colpa del sesso, che non hai amici perché tutti ti vogliono scopare e allora per parlare con qualcuno hai dovuto scopare. E per non sentirti sola hai dovuto scopare. E allora ora che ci sono io dobbiamo solo alzare un po’ di più il volume della musica, piangere e ridere insieme. Piangere e ridere insieme.

 

Luca Romano | @lucaromano_

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