Mi hai visto mentre infilavo le mani in tasca e la mia maglietta nera era tutta tirata sulle spalle perché le compro sempre della taglia sbagliata le magliette. Non mi ero accorto affatto che mi stessi guardando e quasi come se fossi solo ho chiuso gli occhi e ho pensato al peso di tutti i tuoi sguardi. Lo sai che ogni tanto, quando ti penso, mi vieni in mente con il collo bagnato, con i capelli bagnati e con gli occhi piegati su di me. Questa maglietta è sempre troppo stretta, un po’ come tutti i tuoi vestiti. In questa stanza entra il sole, le nuvole, il cielo, i gas di scarico delle automobili, i rumori degli sportelli che sbattono, le sirene delle ambulanze, le urla dei bambini e tutti i tuoi sbadigli. Entra di tutto che quasi non c’è più posto per le mie magliette strette, per le tue mani che puzzano di aglio perché hai cucinato tutta la mattina un piatto che hai fatto bruciare nel forno e alla fine siamo rimasti a digiuno. Sembra sempre tutto così meraviglioso all’inizio che quasi non mi accorgo che stiamo costruendo la nostra fine. E così mi sdraio, ti chiedo se vuoi venire a stenderti vicino a me e mi dici no, perché ti puzzano troppo le mani e vuoi passare il resto dei tuoi giorni a lavarle. Mi alzo e scendo, con una bicicletta arrivo dall’altra parte della città e guardo il mare rotolare da tutte le parti. E quasi come se fossi al mio fianco ti dico che se fai silenzio e ti avvicini puoi sentire il suono delle conchiglie; e siccome non ci sei mai al mio fianco quando guardo il mare, non mi puoi dire che le conchiglie non emettono nessun suono e che sia le conchiglie sia il mare hanno dei suoni campionati e che tu, se vuoi, puoi farci un concerto con gli stessi suoni. E ti vorrei guardare negli occhi, ti vorrei guardare le mani, e vorrei guardare qualsiasi cosa sia degna d’esser vista. Ma non lo so com’è possibile, ma ogni volta che finisco a mare, mi viene voglia di andare in montagna. E se fossi stata qui mi avresti chiesto come si fa a sentire il rumore della neve che cade e allora avrei avvicinato le ciglia alle tue orecchie e ti avrei fatto sentire il loro rumore, mentre si chiudono e si riaprono, ma mi avresti detto che non c’entra niente con il rumore della neve, ma che sarebbe andata comunque bene così. Che il rumore delle mie ciglia sembra quasi bello. E che questo suono non l’hai mai campionato perché è troppo basso. Quasi il tuo lavoro fosse campionare tutti i suoni possibili. Ma tanto un lavoro non lo troverai mai e quindi a questo punto vuoi fare gratis qualcosa che ti piace veramente e allora registri i suoni più strani, i miei pensieri assurdi e me che guardo i segni lasciati dai miei piedi sulla sabbia asciutta. Ho ancora qualche regalo da darti e qualche peccato da commettere. Te l’ho sempre detto che cambio in continuazione? Che cambio idea, che non ho mai voglia di fare le cose per molto tempo e che ho voglia di guardarti ancora? Ma su questa spiaggia è pieno di persone che si abbronzano in alcuni punti del loro corpo, tutti quelli che hanno imparato a scoprire. Qui è pieno di persone che imparano, imparano tutto, tutto quello che gli viene detto. E forse non ci resta che imparare qualcosa, ma siccome non abbiamo ancora capito bene cosa, continueremo a campionare suoni e a riascoltarli, proprio come se i suoni avessero bisogno di senso per esser sentiti.

 

Luca Romano | @lucaromano_

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