Mi dici che hai le dita consumate da tutte le volte in cui ti hanno fatto rispondere al telefono e digitare sulla tastiera durante il tuo sproporzionato orario di lavoro. E quando eri piccola invece sognavi sempre di rispondere al telefono come i grandi. Non lo sapevi che ti avrebbero chiamata puttana perché la loro connessione internet non funziona esattamente come dovrebbe. Non lo sapevi come sarebbe andata a finire, mi dici. E ti guardo con gli occhi di chi un passato non crede di averlo mai avuto. Mi tolgo i vestiti e mi stendo al sole sperando che possa portarmi via l’anima così, magari, senz’anima riesco a trovarlo un lavoro anche io. E tu mi dici che l’anima non ce l’abbiamo, che non ci è rimasto niente nemmeno da mangiare. Abbiamo solo quattro birre e ce le faremo bastare per sempre. Ti stendi sul divano e ti spogli completamente nuda perché ti piace farti guardare. E allora ti guardo tanto che con tutti gli occhi rossi mi sembra che quasi tutto sia diventato buio e i tuoi capelli bui e le tue gambe buie e sembra che il tuo sonno arretrato abbia coperto tutto. Perché non ce ne andiamo da qui? Perché non andiamo a comprare con tutti i soldi che ci sono rimasti un abito da sera? Perché è notte, perché sino a domani sera cambieremo idea altre centinaia di volte. Perché con tutti i soldi che ci sono rimasti ci potremo comprare solo una maglietta con su scritto che un giorno, prima o poi, faremo la rivoluzione. E chissà quanto sarà bello, poi, comprare magliette con scritto che faremo la restaurazione, ma forse dopo la rivoluzione dormiremo tantissimo e non avremo voglia di uscire, avremo solo voglia di sentire i nostri corpi nudi. Come se fosse finalmente finito questo sonno arretrato.

Luca | @lucaromano_

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