Un uccellino di carta accarezzato dal vento. È una rincorsa estenuante dell’immagine, quasi volessi chiedere a tutto quello che esiste di fermarsi, mostrarsi fermati sole, fermati luce. Non c’è fenomeno che appaia, non c’è pausa. C’è solo un grande caos gigante che si insegue da sé. Fermati ancora un po’. Lei balla, balla, canta, canta, la voce si riposa quando esce e si disperde nel mondo, la tua voce dona tutta l’armonia che vogliamo trovare nella natura. Una natura sbilanciata, per niente armonica, in continuo cambiamento. Come può il tuo corpo, mentre balli con un vestito bianco, nuda, con un vestito bianco, come può il tuo corpo, come può tutta questa bellezza esser colpevole di qualcosa? Che espiazione cerchi, ombra bianca danzante? L’immagine cede se stessa al suono che appare. Come posso giudicarti voce danzante?

Un uccellino di carta accarezzato dal vento. Il suono del sangue che esce e ritorna polvere, esce e ritorna sperma, cresce e ritorna uomo, piange e si fa bambino, cresce e si fa danza. Un suono sbilanciato, per niente armonico in continuo cambiamento. Tagliati, ombra bianca, tagliati e dissolvi la tua essenza come se una luce nera illuminasse il tuo corpo. Il tuo corpo è altrove, è nel sangue del tuo sangue che era sperma e adesso è Dio. Muoviti musa e balla, bianca ombra danzante fatta di santo sperma e luce. Eccitami di follia e dolore. Di dolore bianco. Del dolore dell’orgasmo che piange dentro di te e si fa luce. Balla, voce danzante.

 

Luca | @lucaromano_

* Recensione autobiografica del film Kotoko [Tsukamoto, 2011] proiettato durante la rassegna cinematografica ‘Registi fuori dagli schermi II’ organizzata dalla rivista di critica UZAK

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