Come posso io sapere di cosa è fatto il tuo corpo? Mi allontano stringendo. Finché alla fine venne il giorno venne alla fine venne chiusa di un lungo giorno quando lei disse a se stessa, a chi se no, tempo di smetterla, tempo di smetterla.

Smettila. Dovrebbe prendere le mani e leccarle. Leccare le dita su sino al polso e dovresti, sì, toccarmi. Io, dove dovrei essere io per sentire ancora le tue mani sul mio collo. Qui non c’è più la memoria. Tempo di smetterla, di smettere cosa? Di andare avanti e dietro tutta occhi tutto intorno alto e basso per qualcun altro un’altra anima vivente sola altra anima vivente avanti e dietro tutta occhi come lei tutto intorno alto e basso per qualcun altro un po’ come lei.

E cosa c’è nello strisciare delle mie dita sui tuoi seni lontanissimi lontanissimi, lontani ancor più lontani. Cosa dovrei immaginare ancora in questa stanza dove la mia voce rincorre le pareti per tornare. Cosa sento? Sento qualcosa che non son io. La mia voce, di chi è la mia voce. Di chi sono le mie mani, i miei occhi quando ti guardo. Dov’è la memoria di chi mi parla? Dov’è che finiranno questi corpi che invecchiano e deperiscono? Dove finiranno tutte le tue carezze? Il passato inseguirà le pareti e tornerà su di me. Mille volte ripeterò queste parole e mille volte piangerò la memoria di chi non ricorda. Spegni le luci, non c’è il futuro sui tuoi fianchi, sulla tua pelle nuda che posso toccare. C’è il presente di tutti i mari calmi. I tuoi fianchi, lontani lontanissimi. Non posso più toccarli. Smettere cosa?

Luca Romano | @lucaromano_

[Il grassetto è di S. Beckett, Dondolo]

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