Ci sono i rumori della tua pancia da qualche parte in questa stanza. I tuoi vestiti non li ricordo più. Sulla scrivania c’è la chitarra rotta. Mi stendo e guardo il soffitto in cerca di qualcosa. Le stelle di plastica fosforescenti sul soffitto non illuminano più niente. C’è della musica da qualche parte. Sembra quasi di sentire l’odore dell’erba bagnata. Le dita di Chris Garneau premono dei tasti bianchi e rossi di un pianoforte. I capelli legati. Le tue ciglia. I colori che hai conservato in una tazza di chissà che paese migliore di questo. Hai così tante offerte di lavoro che non sai quale scegliere, mi dici ridendo. E da grande vuoi lavorare come cameriera in un bar. Ti sfioro. Anzi no. Da grande vuoi fare la schiava. Mi infilo dei pantaloni da otto euro e mi dici che sembro troppo elegante.

Non mi siedo su una panchina da troppi secoli. Forse non ti devo aspettare. Forse non faccio altro che aspettare. Cosa stiamo aspettando, mi chiedi? Perché non diamo fuoco a tutto. Mi dici e poi ti sdrai un’altra volta sul letto sfondato che ha visto molti più paesi del mondo di te. Dove vogliamo andare stasera, mi chiedi? Io cambio canzone e prendo la chitarra per far finta di saper suonare. Cosa diamine stiamo aspettando mi chiedi ancora e ancora. Ancora e ancora. E non lo so cosa cazzo stiamo aspettando, ma forse non stiamo proprio aspettando, forse abbiamo già rinunciato. Forse hanno vinto loro. Forse solamente non sappiamo contro chi combattere, senza nemico non sappiamo nemmeno perdere. E sicuramente non sappiamo vincere. E non ci hanno insegnato un altro modo. Non ci hanno detto niente. Niente di niente. Per questo aspetto sempre che tu mi dica qualcosa per poterti ascoltare. Così magari una volta ti sbagli e mi dici qualcosa di bello e siamo contenti per un paio di minuti, come fossero eterni, come potessero bastarci per tutto il resto della vita.

Luca Romano | @lucaromano_

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