Franz kafka

Franz kafka

Oggi avrebbe compiuto 129 anni. Nessuno ne parla, sembra quasi che nessuno sappia cosa dire, proprio come se fossimo i giudici della sua opera, come se fossimo nascosti ovunque e sempre pronti a spiegargli quale fosse la sua colpa, ma senza volerglielo mai rivelare. Come se non volessimo mai rivelargli il nostro parere.

I suoi libri si aggirano per le città e per il mondo, i libri di uno dei padri della letteratura, proprio come i funzionari de il castello sembrano muoversi invisibili, al massimo possiamo guardarli da uno spioncino mentre dormono, senza mai capire cosa essi siano realmente. Quasi come se l’estenuante ricerca di Klamm fatta da K. non fosse altro che la ricerca di una illusione che possa salvarci. Ma salvarci da cosa?

Oggi avrebbe compiuto 129 anni, come se a Kafka, e soltanto a lui, fosse concesso compiere 129 anni. Come se fosse ancora disperso camminando su una corda che non sembra alta, ma rasoterra. Sembra destinata più a farci inciampare che a esser percorsa.

Oggi forse nessuno gli avrebbe fatto gli auguri, nessuna delle sue tre donne, nessuna delle puttane con le quali faceva sesso, nessun amico. Forse avrebbe passato anche questa giornata inabissato, come se fosse solo il suo destino, a scrivere solo e in fondo ad un pozzo di babele.

Kafka è tutto questo. È a volte solo una lettera, a volte tutte le parole che possiamo pensare, perché è il modo di pensare di chiunque abbia a che fare con la letteratura, che si è strutturato a partire dalla sua opera.

Ma cosa avrebbe fatto Kafka se fosse stato ancora vivo non possiamo saperlo, come non lo sappiamo di nessuno, ma possiamo immaginarlo, magari davanti ad una porta aperta con un guardiano davanti che guardandolo gli dice che nessun altro sarebbe potuto passare attraverso quella porta, perché quell’ingresso è solo per Kafka e che ora che non c’è più, solo ora, l’avrebbe potuto chiudere.

Luca Romano

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