Ché poi in realtà avevi dei colori tutti nuovi, quando i tuoi occhi guardavano lontano e non me lo dicevi mai. Partiremo e faremo il giorno del mondo, per cercare di esser sempre diversi, per non esser mai noi. Le copertine dei libri sembravano tutte bagnate e invece era il riflesso della luce. Ti ricordi? Te lo ricordi quando ci avvolgevamo le braccia intorno alla gola per abbracciarci e per impiccarci un po’ più forte. E intanto rincomincia la stagione estiva, gli africani prenderanno la barca e si faranno vacanze eterne nel mar mediterraneo, mentre noi guarderemo da lontano le persone che si ubriacano. Stendo i piedi sul divano e mi guardi come se fossi troppo maleducato, allora stendo anche le braccia e faccio finta di addormentarmi per avere una carezza, per andare via dalla realtà e finire da qualche parte in cui non faccia così caldo. Le tue maglie tutte uguali e i tuoi pantaloni strappati perché li hai usati troppo. E sembra che anche oggi tu mi abbia fatto un favore immenso a non uccidermi, e anche oggi senza motivo. E mi dici che vuoi uscire, vuoi andare da qualche parte e allora ci vestiamo poco e male e andiamo ovunque, come fossimo finalmente pronti a conquistare il mondo, per farcene cosa, non lo sappiamo affatto. Mi dici che i popoli si riconoscono dalle bottiglie di birra ai bordi delle strade. E poi d’improvviso ti ricordi come mi chiamo e mi parli in italiano, quasi come se io e te non avessimo mai saputo nessun’altra lingua. Poi però smetti, perché non vogliamo essere poi così tanto uguali agli italiani, ma non sappiamo perché e non lo sapremo mai.

 

Luca

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