Le tue tempeste di vento private.  Mi dicevi che ci sarebbe stato sempre molto da fare. E ti guardo aggiustare le lancette dell’orologio che si è rotto e allora ogni tanto aggiorni l’orario a mano. Come se dovessimo andarci a mettere in fila per comprare le nostre idee a saldo, nei primi giorni di questo gennaio freddo e disperso. Mi dici che sarebbe stato bello se fossi venuto a casa tua, ma non mi sono fatto la doccia e sono troppo sporco per entrare. E allora mi tolgo le scarpe e mi metto a dormire sul letto vestito, come quando volevamo fare nottata insieme e siamo finiti su un divano e abbiamo dormito anche tutto il giorno. Come se fosse successo e sarebbe stato bello da raccontare, ma non è ancora successo e ogni racconto non è che un sogno. Comele auto di lusso parcheggiate male sui marciapiedi, e a cortina io e te non ci siamo mai andati e non credo che ci andremo mai. I governi cambiano al ritmo delle tue mestruazioni, ogni tanto troppo presto e ogni tanto troppo tardi che ci sembra di morire. Ti riconoscerei tra milioni di persone. E continueremo a sognare che tutto intorno a noi sia un po’ più eterno di com’è, o almeno che duri un po’ di più dei nostri posti di lavoro e che valga un po’ di più dei nostri stipendi. Ti dico che mi sono stancato di vedere le persone che guardano i programmi stupidi in televisione e che fanno finta di essere di sinistra e in realtà sono dei fascisti, ti dico che non le voglio più vedere. e tu non sei d’accordo. Tu non sei mai d’accordo. E ho deciso che mi farò trasportare dal vento, almeno lui sa dove andare, io sicuramente no.

 

Luca Romano

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