Guardami, non ho niente, solo la fiducia che ripongo in te. Mi accarezzi le gambe mentre guardi altrove. E avevi una mano nella mia, ma quando ho chiuso le dita sul palmo non ho trovato niente, quasi mi fosse rimasto un pugno, per lottare contro qualcosa. Ma io non credo nella lotta, non credo nemmeno in chi ha torto e chi ha ragione. Mi abbandoni tenendomi per mano. Finirò come i cani che, nelle legende metropolitane, aspettano i loro padroni morti per sempre. E non ci resta che prendere un altro farmaco un po’ più forte di questo, per calmarci un po’ di più. La tua assenza. La mia non so cosa, e vorrei tanto svenirti addosso e invece mi ritrovo per terra, così quando mi sveglio posso chiedermi ancora una volta che ci faccio qui.

I tuoi sorrisi, mi assicuri che siamo belli, ti guardo negli occhi e non ci vedo niente. E le persone che riescono a trovare storie d’amore ovunque. Lo chiameremo con un altro nome, così che nessuno possa trovarlo, così che anche tu ti sei dimenticata dove l’hai messo e come l’hai chiamato, mi dici.

Come se avessimo altri percorsi incomprensibili da interpretare, per chiederci dove stiamo andando, nel centro di Roma in piena notte. Guarda quello dovrebbe essere un monumeto ai caduti senza motivo. Ai mortini guerra per errore. E non portarmi mai più in quei posti pieni di comunisti con lo smalto che chiacchierano spensierati salutandosi l’uno con l’altro, ti dico. Mi rispondi che mi sento superiore. Sorrido, come se fosse vero, come se non fossero circondate da una smisurata solitudine le anime belle e salve che cantava de andrè. Perché gli uomini soli non hanno mai fatto paura a nessuno. Non a me, la gente in compagnia invece, quella si che fa una paura tremenda. e ci nascondiamo perché ci sentiamo ancora un po’ più belli, ma invece siamo bruttissimi, pieni di imperfezioni e storie non raccontate.

Proprio mentre mi ricordo dei tuoi capelli spettinati, dei tuoi occhi sconvolti, dei tuoi bracciali sporchi di me, dei tuoi silenzi, proprio quando mi servono.

E poi torno a cercarti, per dirti che basta stare nascosti, ma tu sei giù uscita e ti sei messa a fare due chiacchiere, così per passare il tempo.

Per passare il tempo attraversiamo i deserti di questo paese a forma di stivale, pieni di pecore e vacche, che rendono i viaggi dei bambini un po’ più allegri di quanto non lo siano già. Per rendere noi un po’ più allegri e farci scoppiare delle centrali nucleari addosso sulle mani e tra i capelli. Per ricordarci di quanto siamo miserabili. Di quanto siamo tristi quando non riusciamo ad essere felici tra noi. e non ci riusciamo quasi mai.

E siamo bruttissimi, tutti vestiti bene che facciamo finta di credere in un ideale, che poi nessuno ci chiede cos’è perché tanto partiamo dal presupposto che siamo tutti di sinistra. E siamo veramente bruttissimi con gli smalti colorati e i vestiti degli anni settanta e ottanta che parliamo di cose divertenti, nei locali giusti, prendendo una birra buona o un calice di vino, per parlare ancora un po’ di quanto sia brutta la televisione e di come sia bello david foster wallace o Dino Campana. Qualcuno ha letto anche Gramsci o Pasolini, o ne ha sentito parlare, che poi è uguale. E mettiamo un’altra citazione su facebook di de andrè, perché, infondo, siamo tutti abbastanza incompresi. E ti lavi i capelli perché sono sporchi, perché sono due giorni che non te li lavi. E mentre tutti aspettano la bellezza di un vestito pulito possiamo ancora dirci qualcosa di divertente. Qualcosa di abbastanza leggero, quanto basta per non pensarci.

 

Luca Romano

Annunci