Bacon

Bacon

Le diatribe su cosa sia l’arte sono sempre esistite, e non le risolverò certo io oggi, ma c’è una cosa che bene o male l’arte ha sempre fatto da quando esiste: ha raccontato l’uomo. Talvolta rendendolo magnifico, talvolta restituendogli la propria miseria.

Mi viene in mente subito la grande magnificenza del Tiziano, con opere in cui Venezia sembrava il migliore dei mondi possibili, e immediatamente dopo (quasi in contemporanea direi) la pesantezza del Tintoretto, nella stessa Venezia, che ne mostrava la caducità. L’Italia aveva in quegli anni bisogno di qualcuno che rivelasse le cose com’erano e come da allora sono sempre state, aveva bisogno di rispecchiarsi nella perfezione del Tiziano, sapendo però che la realtà era altrove.

E così dopo molti anni ci ritroviamo nella stessa situazione, siamo nella pop art, nell’arte visiva e nell’era dell’arte della riprodotta serialmente (raccontataci da Adorno), fase in cui anche la bellezza dell’opera ha difficoltà a confrontarsi con l’unicità e con il suo esser nel mondo.

In questa fase, che ha visto la sua nascita e proclamazione nella mente visionaria di warhol, niente riesce a nascere e restituire la propria esistenza alla natura. Tutto viene ristampato, ricreato e commercializzato. L’arte perde la sua essenza e diventa prodotto.

Di cosa abbiamo bisogno? Cosa sta venendo meno?

La pop art, e la gran parte dell’arte contemporanea restituisce al mondo il mondo stesso, parla agli uomini mostrandoli come vogliono esser mostrati. Quest’arte educa il mondo nel costante perpetuarsi di se stesso.

Di cosa abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di soffermarci su qualcosa che c’è stato, in parte, ma non abbastanza. Certo è difficile parlare di un determinato tipo di arte quando le opere commerciali sono ovunque e intasano la comprensione e la fruizione. Si riesce a parlare solo della gioconda, si guardano i quadri simpatici di Musante, ma l’arte, quella che ha reso qualcosa alla storia dell’uomo è altrove. La ritroviamo nei quadri di Bacon, morto nell’ormai lontano 1992. La ritroviamo in Lucian Freud, morto da qualche mese. La ritroviamo in altri artisti minori. Ma sono fuori dai grandi circuiti commerciali, perché è nella natura della loro opera. Certo Bacon ormai è un gigante, Freud è lì dietro di poco, però è in loro che dobbiamo ricercare l’arte. È diventato stancante sentir parlare d’arte quando si guardano persone che disegnano con le mani nella sabbia, o in ragazzi che aprono tele (in stile Fontana) senza sapere nemmeno chi sia stato fontana, senza sapere perché aveva aperto quelle tele e perché è diventato così importante.

È forse questo che manca all’arte contemporanea, quella che cercano di creare oggi in Italia, in particolare, gli artisti, sapere ciò che è successo prima di loro, sapere cos’è stata l’arte per poterle dare una direzione nuova, o anche solo per poter creare qualcosa sullo stile di.

 

Luca Romano

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