Cupa è qui la tristezza, come
è leggera la gioia: non ha
che atti estremi, confusione,
la violenza: è aridità
il suo ardore. Invece è la passione
mite, virile, che rischiara
il mondo in una luce senza
impurezze, che la mondo dà le care
civili piazzette, dove ignare
rondini scatena l’innocenza.*

I versi di Pasolini si rifanno ad un’Italia non ancora gremita di vite violente; la violenza è ancora aridità, non distruzione di cultura. Pasolini parla di paesaggi non ancora devastati dal fascismo capitalista. Affonda le sue parole come pennellate intense in una ideologia in disfacimento. Parla di rondini che si oppongono, con la loro leggerezza, alla cupa tristezza del primo verso. Pasolini descrive il suo mondo vissuto con gli occhi di un artista, forse il più importante dell’Italia post-bellica.

Campo di grano con volo di corvi, olio su tela, 50,3x103 cm, 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam

Campo di grano con volo di corvi, olio su tela, 50,3x103 cm, 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam

Ma le sue parole ci riportano lontano, nel 1890, in altre terre, in altre campagne, con altri uccelli, con la stessa solitudine e la stessa tristezza. È il campo di grano con volo di corvi di Van gogh, dipinto nell’ultimo anno di vita, che trascina con se una forza distruttrice come poche. Le pennellate affogano la tela lasciando senza fiato chiunque vi si ponga in osservazione. Paradossalmente le parole più adatte per descrivere questa opera d’arte sono ancora di Pasolini:

È nel tempo puramente umano,
accoratamente umano, che
s’incide il vostro guizzo vano
di animale dolcezza, è
– insieme prossimo e lontano –
nel tempo che non torna, e torna
sempre sopra il mondo che non ha
rimpianti, a sprofondar la gorna
solatia, l’acre aia, l’adorna
campagna, quasi in perduta età.*

Entrambi riescono, attraverso la loro arte, a riportare chiunque in una rapporto tra ciò che la campagna rappresenta e l’immedesimazione dell’autore con la stessa. È il richiamo alla terra, la forza degli uccelli che declinano le sfumature: le rondini, per alleggerire la pesantezza della solitudine, in Pasolini, e la forza dei corvi, aiutata dalla pesantezza della pennellata per donare alla tela un senso di angoscia più pesante dovuto alla situazione fisica del pittore olandese.

La campagna ha attraversato due, e non solo, punti fermi del pensiero artistico di due secoli interi. Due periodi totalmente diversi che si sovrappongono negli stati d’animo di chi ha assunto il compito di comprendere il mondo e raccontarne le trasformazioni. La campagna è stata un richiamo naturale per l’uomo e si è sempre opposta ai mutamenti, dapprima industriali e successivamente globalizzatrici. La campagna è sempre stata lontana, troppo lontana dal mondo delle persone comuni e questi due grandi autori hanno cercato di riportarla nei pensieri delle persone, con tutta la loro forza.

Luca Romano

*(L’umile italia – P.P.Pasolini, Le ceneri di Gramsci)
**(Campo di grano con volo di corvi, olio su tela, 50,3×103 cm, 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam)

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