Non ho più nulla in cui credere. È morto il fascismo (ma non avrei creduto nel fascismo nemmeno se fosse stato ancora vivo), è morto il comunismo, è defunto il movimento no-global. Non c’è niente di niente in cui credere. Possiamo credere in una politica migliore, ma sarebbe una bella frase da Miss Italia.

E allora ho deciso che la mia rivoluzione posso farla solo per la strada. Non avendo nulla in cui credere, mi son buttato per la strada e ho iniziato a camminare. Ho pensato: sull’asfalto, tra i marciapiede e i lampioni, troverò qualcosa di rivoluzionario, qualcosa che sia contro il capitalismo, contro la globalizzazione e tutte quelle cose brutte che ci insegnano gli intellettuali di sinistra. E ho camminato da casa mia sino ad un punto indeterminato e mi sono accorto che l’unica cosa rivoluzionaria che ho trovato era la mia stessa camminata. I passi, uno dopo l’altro si schiantavano contro le auto, i parcheggi, i negozi, contro tutto e tutti. E ho iniziato, con un afflato di spensieratezza a credere un’altra volta in un cambiamento possibile. Ho iniziato a crederci quando sono passato sulle strisce pedonali, senza guardare da un lato e dall’altro, come ci insegnano le mamme, le ho trovate sono passato senza pensarci. Mi stavano per investire, mi hanno suonato contro, ho detto che c’erano le strisce e mi hanno preso a parolacce. Però io in quel momento l’ho capito che le strisce pedonali sono l’ultima cosa rivoluzionaria che è rimasta alle persone comuni. La piccola lotta del pedone, debole e indifeso, che mette a rischio la sua vita, contro le auto, piccole o grosse, ma se si ferma un suv, simbolo di capitalismo e ricchezza, ho un senso ancora più forte di spirito rivoluzionario che si impossessa di me.

Mi sono accorto che la rivoluzione non esiste, che i cambiamenti non avvengono mai, perché vincono sempre i più forti e i più ricchi, mi sono accorto di tutto questo, mentre quella macchina (grossa e costosa) mi suonava contro. È un mio diritto attraversare sulle strisce pedonali e non essere investito. È un dovere delle macchine fermarsi.

Io non so in cosa credere e non lo so come si cambia il mondo, però so che quando passo sulle strisce e le macchine si fermano, il più debole ha meritato un po’ di rispetto dal più forte e che la mia piccola battaglia verso il rispetto è iniziata e che forse un giorno la vincerò, quando tutti attraversando sulle strisce non guarderanno a destra e a sinistra, ma saranno sicuri che i più forti (le auto) si fermeranno appena scorgeranno in lontananza un pedone.

 

Luca Romano

 

 

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