Ci sentivamo come il comunismo e usavamo i sogni riciclati dei fratelli più grandi. Dei genitori e dei nonni. Rivoltati come i colli delle camicie. Mentre stavamo sdraiati sotto gli ombrelloni per ripararci dai temporali estivi. E prendevamo il sole d’inverno sdraiati sul cofano dell’auto con il mare in tempesta. Ci sentivamo come il comunismo, poi tu hai comprato i vestiti a basso costo e io sono crollato. Non ci siamo nemmeno salutati mentre stringevi la mano ai passanti, ai turisti stranieri che fanno girare l’economia. Mentre tutti qui continuano ad andare via, d’estate tutti tornano, sorridenti, come se non ci avessero lasciato nella merda. E sulle nostre teste volano aerei militari in esercitazioni straordinarie per guerre di pace. Dove andremo quando avremo finito con questi desideri? Mi sorridi come se il mio umore potesse consolarti da qualcosa, e mentre ti accarezzo i capelli mi ricordo di quando eri sdraiata sul mio petto. Di quando te ne sei andata perché io ti ho detto vattene e alla fine sei stata anche più contenta. E non è vero che i tuoi capelli mi danno fastidio quando mi si attorcigliano agli sguardi. Non è vero che le mie dita non vogliono più toccarti. E la felicità non esiste, come la democrazia e il futuro, ma ci speriamo sempre un po’.

 

Luca Romano

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