Respiriamo con i gas di scarico delle auto negli occhi, con le luci dei cellulari che ci illuminano il viso e ci fanno sentire importanti. Dove guardiamo non c’è più alcun senso, non c’è niente da vedere, mentre i tuoi tatuaggi scompaiono sotto il peso della pelle che cade. Mentre i tuoi capelli mi sfiorano appena le mani, rimaniamo in silenzio perché hanno già detto tutto e non c’è niente di niente di niente da inventare. Ed è come se i percorsi per pedoni fossero aree protette, siamo infilati in pile di macchine per misurare il tempo in traffico, in sbadigli sui pali della luce il sabato sera. E gli alberi che crescono ai bordi dei percorsi pedonali. Le piste ciclabili che si confondono con il nulla. I tuoi sorrisi si confondono con i rumori del claxon, con i camion parcheggiati in doppia fila e i suv arenati sulle strisce pedonali. Ti regalerò dei fiori fuxia da buttare fuori dal finestrino al posto delle sigarette, dei pacchetti di sigarette, della cenere, delle carte, degli avanzi di tutto quello che abbiamo. Cercheremo l’essenziale negli stipendi degli operai, nei sindacati scappati in esilio volontario. Cullami ancora un po’. Con le tue mani che mi accarezzano il viso, che mi sfiorano le labbra, mentre continueranno a buttare cose dal finestrino per farle rotolare sull’asfalto come destini travolti dal vento e dalle ruote dei tir. Come una scia nel mare.

Luca Romano

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