Restiamo in silenzio a guardare le luci delle macchine correre tra le strade della città. Dall’alto di questi palazzi tutto sembra così lontano, sembrano altri mondi con altre persone, diverse da noi. Forse lo speriamo solamente. Il freddo di questa ringhiera ci ricorda il caldo dei nostri corpi.
E mentre il vento ti scompiglia i capelli, gioco a dare la forma ai miei pensieri, a raccontarti cosa passa nella mia testa, come fossimo lontani chilometri di deserti, ti urlo fortissimo tra i capelli che mi piace come sorridi. Ci possono essere deserti di tutto, mi chiedi. Le tue domande non hanno punti interrogativi, ti dico. È così. E mentre ti vorrei togliere tutti i vestiti e guardarti così per mesi interi, per vite intere, tu mi sfiori appena il braccio. Mi indichi con la mano una luce che corre velocissima, forse un motore, forse il riflesso dei tuoi occhi che va via da qui, attraversa le macchine parcheggiate in doppia fila, gli autobus incastrati tra i suv delle mamme che vanno a prendere i figli da scuola. C’è troppo vento per non volare via da questa città, mi dici. Io non me ne voglio andare, io voglio restare, voglio che questa città alla fine sia più bella di un paio di jeans nuovi. E i tuoi pensieri camminano lenti tra i marciapiedi sporchi di esistenza. I poveri colorano i marciapiedi di nero, ti dico, li colorano perché il bianco è un colore finito. I tuoi pensieri intanto vanno oltre le mie spalle, oltre la mia testa e mi attraversano come gli odori delle rosticcerie agli angoli delle università, che vendono tutto a prezzi bassissimi.
Mi siedo su questo terrazzo e ti fisso negli occhi, il riflesso dei tuoi occhi è in grado di fermare il tempo, il riflesso dei tuoi occhi brucia ogni cosa, distrugge il mondo e lo ricostruisce meraviglioso. Io non posso rimanere fermo. Ti dico che non posso muovermi, che non so che fare, perché qualsiasi cosa volessi fare con te vorrei farla per sempre, e vorrei poi passare la mia vita a guardarti, ad accarezzarti, nel sentire il tuo profumo, ma non posso, non potrei mai riuscire, e allora rimango fermo. Immobile. E d’ora in poi ogni gesto sarà un sacrificio, ogni azione sarà una distruzione del mondo. D’ora in poi la mia vita sarà distrutta. E le luci continuano a riflettersi nei tuoi occhi, e io continuo a distruggere tutta l’esistenza. Ogni cosa. Ogni attimo. Ogni spazio.

Luca Romano

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