Mi guardi sempre con le stesse parole dolci. Ed è come se le tue mani fluissero lente e inarrestabili tra le pieghe della mia pelle, come se potessi disegnarmi le rughe sul viso, per ricordarmi delle tue dita quando sarai lontana. Lontana da qui, tra tutte i pensieri che una volta scritti diventano banali, tra i bombardamenti televisivi e le violenze carnali. Tra chi parla lontano dai microfoni e chi ha deciso di non stare semplicemente ad ascoltare. Mi guardi e sorridi, mi dici che basta dare ad una persona un microfono per farla felice, perché ogni cosa che dirà sarà il racconto della sua vita, perché vogliamo una vita che sia un po’ più dolce di un riflesso di miseria. Vogliamo brillare anche solo un po’, per non sentirci poi così tanto inutili. Così tanto lontani. Mi sorridi, perché oggi sei contenta, perché sei metereopatica anche tu. Perché se fosse tutto semplice come alzarsi e guardare il sole, tutto andrebbe decisamente meglio, mi dici.
E non ci sono altre parole, altri gesti che possano ricordarmi che hai ragione, che gli spazi tra le parole ti sembrano delle piccole cancellature e che tu non pensi con gli spazi, non mi accarezzi con gli spazi e non c’è niente che possa evitare ai tuoi pensieri di uscire biondi dalla tua testa, di arrotolarsi nel cielo. Lo faranno per sempre e io ti guarderò, con i miei pensieri lisci e neri che infilzano l’aria che mi circonda. Siamo diversi mi dici e hai ragione, perché siamo tutti diversi, chissà ancora per quanto.

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