Rimarrò in silenzio ad ascoltare i tuoi occhi piangere. I tuoi occhi ridere. Ridere. Il silenzio. Spazio tra le mie mani che non si raggiungono. I tuoi occhi ridere. Ridere. E ridere ancora. Rotolano. I tuoi spazi colano. I detersivi scaricati nei mari inquinati. I tuoi occhi ridere.

Rimarrò in silenzio ad ascoltare i tuoi occhi piangere. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare. Affogare.

Perché ti aspetto sempre nei posti sbagliati. Tutti i posti sono sbagliati. Io sbaglio. Tutti i posti in cui siamo sbagliano. Ti aspetto sempre. Sempre. Tutto è uguale. Tutto è identico.

Tu mi dici che i violini mangiano le tue speranze e le fanno vibrare sulla tua pelle. Mangia. Mangia. Cresci e fiorisci. Mangia. Mangia.

Non c’è più niente da leggere. Questo racconto finisce qui. Perché finisce qui. Qui. Qui. Qui. Qui.

Il suono delle parole che leggi si ripete. Ripete. Ripete. Entra in te. Me. Te. Me. te. Le mie idee escono diventano segni e rientrano in te. Che le ripeti. Ripeti. Ripeti.

E ti senti affogare. Affogare. Affogare. Mentre vai giù mi accorgo che sono sempre nei posti sbagliati. E sbaglierò ancora posto.

I violini accompagnano le tue nozze spirituali.

In mezzo al mare non c’è più niente. Niente. Niente. Niente. I naufraghi sono affogati. E la nostra accoglienza è stata dirottata. Mi stanco. ma.

Rimarrò in silenzio ad ascoltare i tuoi occhi piangere. Piangere piangere piangere piangere piangere piangere piangere piangere.

Questo racconto è finito dove c’è scritto lì. qui.

Luca

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