Dopo aver guardato le barche dei pescatori ci siamo stesi sull’erba e l’abbiamo accarezzata con le mani, mentre il vento cercava di pettinarla silenziosamente. Le tue labbra sottili erano colme di sospiri. Le nostre schiene asciutte iniziavano a percepire la schiuma bagnata che si era posata abbandonando le onde per sempre.

Il cielo stava iniziando a colorarsi dell’intima carezzevolezza notturna. Quando non sento la tua mano o non vedo i tuoi occhi, mi chiedo sempre dove sei. Mi chiedo sempre dove sono le persone quando non mi guardano. E i puntini che ti mando sono delle stelle cadenti che mi rimangono negli occhi e non sapendo come scrivertele, per non rovinare la loro infinita piccolosità le faccio diventare puntini. Non mi chiedere mai il perché delle cose e non mi chiedere mai che scopo hanno le mie azioni. Faccio quello che sento di fare e non so mai a cosa porterà. Non voglio avere altri modi d’agire. Voglio continuare a sentire l’erba tra le mani i tuoi sospiri lontani e le stelle cadute negli occhi.

Non ho più tanta voglia di ascoltare domande o di dare risposte. Il vento inizia a diventare freddo e tutti i puntini nel cielo sembrano un po’ più vicini di prima.

Sento le tue labbra sottili distendersi e sorridere. Dici che una farfalla si è poggiata sulla tua mano. Ti dico che di notte le farfalle non ci sono, dormono. Tu mi rispondi che se non è una farfalla, allora è una stella, sicuramente è qualcosa di bello.

Mi giro sul fianco dandoti le spalle, mentre immagino una storia da poterti raccontare, una di quelle storie che non ti fanno mai venir voglia di andare via, che sicuramente non ti faranno venir voglia di lasciarmi da solo. Mi dici che i bambini hanno paura di rimanere soli, non gli adulti. Forse perché gli adulti sono soli e non c’è più niente da aver paura, quando sei cosciente di quello che sei.

Gli steli d’erba piegati prendono forza e ritornano dritti dopo esser stati schiacciati dalla mai mano, mi dici che gli steli d’erba non sono come noi. Noi non ci alziamo mai. Ci pieghiamo sempre.

Ti sorrido. Tra poco sarà notte e magari, se non voli via, ci abbracceremo. Magari, più tardi. Quando avrò finito di mandarti i puntini e avrò iniziato a parlarti.

Luca

La foto è di Ilenia. Cliccate su tutta questa scritta per vederne altre.

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