Il vestito Bianco era leggero, come se stesse indossando aria. Come se il suo corpo fosse nudo e lontano. Mi chiedi sempre se sei bella, ma a me non interessa. Non mi interessa altro che guardarti negli occhi. È come se dei cani ci avessero abbandonati in questi appartamenti così scuri e isolati. È come se tutti gli oggetti e le tue intenzioni fossero inutili. Mi dici che non ti va, che non puoi. E sembra quasi che tu mi abbia fatto sbagliare strada volontariamente per restarmi ancora seduta di fianco. E non ho molto altro da offrirti oltre ad una bottiglietta d’acqua e le mie parole stupide su tutti i mondi possibili, che poi non si realizzano mai. Dal tuo vestito bianco sembra quasi che tu sia la persona più pura che sia mai esistita. Quasi non avessi le colpe che abbiamo tutti nei confronti dell’umanità. Quasi questo fosse un concetto così grande che nessuno riesce più a comprenderlo.
Scendi dalla macchina e te ne vai, con i tuoi capelli legati e le tue scarpe basse. Con le lacrime agli occhi e un sorriso dolce.
E non so più dove mi trovo quando te ne vai. Le strade sono tutte così uguali che non riesco a capire perché io debba percorrerle. E sono rimasto con una bottiglietta d’acqua finita e i mondi possibili crollati intorno ai miei occhi.
Cosa potrei mai farmene di un mondo edificato. Cosa potrei mai farmene dei balconi con le piante nei vasi, dei giardini con l’entrata. Dei frutti estivi d’inverno. Degli animali che non ce la fanno nemmeno ad estinguersi. Cosa potrei mai farmene di tutti i mondi che ho in testa?
Tu ormai sei scesa e io sono andato via e ho girato in una di quelle strade tutte uguali, tra decine di macchine tutte uguali. La prossima volta ti offrirò da bere qualcosa di più buono. La prossima volta cercherò di venire vestito meglio di così. Cercherò di immaginare un mondo il più possibile diverso da questo, nel quale non ci sono macchine e strade tutte uguali, nel quale tu non te ne vai più via così.

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