C’era una falce poggiata per terra. Sul tavolo di legno i segni del lavoro, dei buchi che fanno intravedere il legno più chiaro. Il martello poggiato lì vicino. Una sedia a dondolo è sul pavimento vicina al tavolo. Il silenzio di intervallo tra un paio di canzoni che non risvegliano più l’anima dal sonno. “perché non mi costruisci un dondolo?” furono le parole assonnate di un sogno rimasto lungo le rive di un fiume che non ho mai visto. Lungo rive che non furono altro che colori che non posseggo e di silenzi che nascono e fioriscono come tulipani pestati dagli zoccoli dei cavalli e dalle zampe delle capre. Tra steli d’erba secca e carri abbandonati. Gli alberi rovesciati dal vento e i semi di grano lanciati a manciate contro terreni dispersi. Dove sono? Perché non si usano più le sedie a dondolo? Perché non abbiamo più il tempo di aspettare le stagioni? Cosa siamo diventati?

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