Se le sue mani fossero state meno delicate di così, forse. Forse. Forse ascolto troppo le stesse canzoni, mi dicesti alzando la caraffa piena d’acqua, mentre continuavo a guardarti le mani, a guardare le dita delicate di chi non ha mai lavorato. Guardo i tuoi vestiti nuovi e ascolto le tue parole sulla rivoluzione, sul cambiamento e sull’innovazione. I miei piedi sotto il tavolo sembra stiano ballando e invece tremano soltanto per il freddo di questa stanza. Non c’è niente che mi possa riscaldare sino a quando le tue mani saranno così lontane da me. Mi aggiusto i capelli, mi parli dei cigni, che erano fedeli e invece ora tradiscono anche loro. Mi dici che sembra non ci sia più alcun animale monogamo. Mentre metti un’altra canzone che hai ascoltato milioni di volte, quella vecchia dice che “ci hanno davvero preso tutto”. Ripeto quelle parole e mi chiedi: cosa?
Penso che ci abbiano davvero preso tutto e che quel poco che è rimasto non stiamo facendo niente per tenercelo. Tutto con il sorriso. Tutto con il tuo sorriso lancinante. Il tavolo sembra una diga insuperabile. Milioni di strumenti si sovrappongono ai miei e ai tuoi pensieri. Mi chiedi cosa puoi fare per cambiare il mondo. Ti rispondo semplicemente: dai il buon esempio. Ridi. Rido. In chissà quale altra parte del mondo intanto stanno costruendo altre dighe che finiranno tra le persone, altre dighe che sostituiranno quelle vecchie, e a basso costo. Siamo noi i nazisti. È solo che i baffetti sono passati di moda.

Luca Romano

Annunci