I coriandoli avvolti nella polvere, li useremo come letto. Perché inseguiamo l’idea di umiltà di persone che non conosciamo. Gli eroi muoiono. Gli dei muoiono. Gli ideali muoiono. Le risate sono eterne. Seduti sotto lampioni spenti, tra le urla strazianti, che avrei avuto nella testa anche senza te. Perché non so suonare la chitarra, perché sono timido. Perché ci sono miliardi di motivi e ci ritroviamo sempre con lavori di merda. Negli angoli di strada sperando che un cantante, un attore o chissà quale dio sia meglio di noi. Sperando che almeno loro siano riusciti ad essere degli esempi, quando in realtà gli esempi siamo noi. Tra le notti passate ad ascoltare la tua voce raccontare fatti dei quali non ci ricorderemo mai. Con i tuoi lavori saltuari, con i pensionati che come guardie giurate si danno il cambio negli angoli delle strade di periferia. I cantieri abbandonati. I tralicci che per gli uccelli sono molto più simili ad alberi di quanto non lo siano per noi. E un po’ mi dispiace che non mi guardi mentre mi addormento sulle rovine di una civiltà.
Tanto tu non mi credi più quando ti dico che dovremo sorbirci un’altra dittatura, perché le parole non le ascolta più nessuno. Tanto tu non mi credi più quando ti dico che dovremo sorbirci un’altra acconciatura, un nuovo paio di pantaloni. Ti ripeto che la dittatura c’è quando non puoi più ribellarti. Ribellati a questo capitalismo. I coriandoli avvolti nella polvere, li useremo come letto, per dormire e dimenticarci la finta rivoluzione del 68, della finta caduta del muro di Berlino, delle finte democrazie e della finta cultura che piano piano si spegne, come le lucciole di Pasolini. Lentamente si allontanano dai bordi delle città, perché non hanno più spazio e poi spariscono. Ma tanto basta accendere la luce. click

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