Acqua gelata che scorre dalle labbra al cervello, per congelare quelle poche idee sane che vengono e conservarle per eventi migliori. Le strade piene di buche. Poche scuse stiracchiate. Le mani imbalsamate nelle tasche. Lancette che si fermano e non ripartono. Semafori lampeggianti. Tasti troppo rumorosi nel silenzio. Sulla scrivania un telecomando, centinaia di libri da leggere. Il sole era tramontato da tempo. Tra un pensiero e l’altro, accese la luce, strinse tra le mani un quadernino. Piccolo. Verde. Tra i silenzi invasioni di colore. Il caffè rovesciato su un’idea la rende incredibilmente profumata. Lo zucchero sul dito sembra quasi neve. Arrotolando il silenzio con le corde di una chitarra vecchia si riesce ad ingannare il tempo. Pezzi di ghiaccio che si staccano dal collo di una bottiglia per immergersi nell’acqua. I poster di persone che non hai mai visto e che hanno scritto canzoni che non ti hanno mai tradito. Poggiò la mano nel niente, a mezza altezza, e giurò che l’avrebbe rifatto tale e quale. E a voce alta, sperando che tutti lo possano sentire. Sperando che la stanza diventi un infinito megafono. Ripetè: anche se stai male, non vuol dire che tu abbia fatto la scelta sbagliata. È stata comunque la scelta giusta. Non ti pentire mai. La camera non è un megafono. Il silenzio non amplifica. Sembra quasi di non aver detto mai niente. Fuori è piena estate. Un’estate nuvolosa. Le nuvole esauriscono la nostra sete. Troppo ossigeno nel corpo che fa sentire quasi leggeri. Le lettere sui fogli si scompongono e cadono. La gravità schiaccerà tutto.

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