Aveva al polso un orologio che segnava un orario sbagliato. Sul capo un cappello sporco. Tra le mani un foglio di carta piegato, usato, consumato. Per la testa le solite idee. Sulle labbra la solita tristezza. Negli occhi il sole della primavera. Dita secche. Polpastrelli consumati. Ascoltava un tamburo triste, seduto sui suoi talloni. Il vuoto nella testa. Una malattia inventata. Sonno da recuperare. Un tamburo triste da ascoltare ancora. Poche parole da regalare. Difficoltà da superare. Silenzio. La speranza di non rendere mai nessuno triste. La sua incapacità nel farlo. La sua rassegnazione. Ancora un tamburo triste da ascoltare.

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