Resto immobile. Fermo immobile. Mi guardi, sono dentro di te. I miei occhi sono dentro di te, le mie braccia. Mi tieni caldo. Ora so che posso esistere. Lontano da tutto, avvolto nella tua pelle. Vedo il resto delle cose che si ribaltano, che si rompono. Lampi, tuoni e saette, schianti di latte, fragori e albori di guerre universali, scontri letali, ma io sono avvolto dal tuo calore. Sono perso nel tuo corpo che mi protegge. E da qui non voglio uscire. E se prima mi dicevi che tutto era sbagliato e che dentro di te non c’era niente. Ora ci sono io. E riempiremo i vuoti. Scivoleremo tra le macerie della concorrenza, tenendoci per mano. E non torneremo più in questo mondo ossessivo-compulsivo. Mi muovo appena. Sento il tuo respiro sulla guancia. E ora so che non morirò di fame. E ora so che tu non morirai di fame. Che mi farai dimenticare di come metto in fuga le buone notizie, di come non credo alla fortuna perchè non l’ho mai vista. E l’evoluzione della nostra specie si è fermata un po’. Pausa pranzo. E ora dobbiamo inventare un metodo per tornare dalla luna, per ricostruire un muro e farlo cadere dal lato giusto. Tra le coltivazioni di funghi atomici e campi di concentramento, tra i silenzi e le dittature, parleremo a bassa voce per non farci sentire. E mentre tu mi guardi i miei occhi sono chiusi. Ti bacio sul petto. E dormiamo ancora un po’ prima di alzarci. Ti prego, ancora un po’.

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